L'intervento

Illegittima apposizione di termine al contratto di lavoro subordinato

Il Tribunale di Firenze, in data 11 Luglio 2013, in una serie di cause riunite si è pronunciato sulla legittimità di apposizione di termini e sulle proroghe ai contratti di lavoro a tempo determinato riguardanti educatori impiegati presso gli asili nido comunali. Negli anni erano intercorsi ripetuti contratti di lavoro a tempo determinato fra il Comune fiorentino e i ricorrenti. Codesti agivano per chiedere che fosse riconosciuta l’illegittimità del termine appostovi e, conseguentemente, fosse dichiarata l’esistenza, tra le parti, di un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Inoltre, pretendevano il riconoscimento dell’indennità di cui all’art.32, comma 5 della legge n.183/2010 (c.d.collegato lavoro).

Il giudice statuiva l’illegittimità di tutti i contratti a termine stipulati in quanto l’amministrazione comunale fiorentina non aveva effettuato un piano di valutazioni dei rischi, condizione al rispetto della quale il D.lgs. 368/2001, in questo caso applicabile trattandosi di materia di sicurezza, subordina il ricorso al contratto a termine. Inoltre, tale decreto dispone all’art.1, comma 1, che affinché si possano stipulare contratti a termine devono esserci “ragioni di carattere tecnico, produttivo,organizzativo o sostitutivo”. Il datore di lavoro è tenuto a indicare in modo specifico i motivi per cui assume un lavoratore a tempo determinato. Nei casi di specie, agli atti risultava che in questi contratti, o mancava del tutto la causale o era del tutto generica.

Pertanto, stabilita l’illegittimità della clausola appositiva del termine, il giudice procedeva a stabilire quali fossero le sanzioni applicabili. Trattandosi di rapporti di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione era preclusa la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato in considerazione dei principi fissati dall’art. 97 Cost. L’art. 36, comma 5, del D.lgs 165/2001 (c.d. TULPA) stabilisce che “ in ogni caso, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione”.

Per lo stesso motivo era rigettata la domanda ex. art. 32 del Collegato Lavoro in quanto questo prevede la sanzione per i casi di conversione del contratto a termine in contratti a tempo indeterminato, conversione che non risultava chiaramente possibile nel caso.

Il giudice riteneva che i lavoratori dovessero essere risarciti anche se non avevano provato in concreto i danni subiti. Ai fini della quantificazione del risarcimento si riconduceva all’art. 18 dello Stat, Lav, così come novellato dalla Legge 92/2012 (c.d. Legge Fornero), che prevede nei casi di licenziamento nullo la possibilità che in sostituzione della reintegra, non applicabile in questi casi, sia concessa un’indennità pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione di fatto e pertanto l’amministrazione comunale era condannata a versare tale importo.

Il ricorso ai contratti a termine nel settore scolastico è stato di recente all’attenzione della Corte di Giustizia. I giudici di Lussemburgo, con la sentenza del 26 Novembre 2014 (C-22/2013. Si è trattato della prima volta in cui la Corte Costituzionale, in un giudizio promosso in via incidentale, ha effettuato il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia) hanno stabilito che l’interpretazione della direttiva europea 99/70/CE (relativa all’accordo quadro tra CES,UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato) osta, a una legislazione come quella italiana, che nel settore scolastico consente il rinnovo di contratti di lavoro a termine per il personale impiegato in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali, ma senza indicare tempi certi per lo svolgimento delle procedure e senza prevedere la possibilità per il lavoratori di ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Si evidenzia che il c.d “Decreto Poletti “ ( D.L. 34/2014 convertito in Legge 74/2014), non applicabile alla pubblica amministrazione, ha introdotto l’acausalità nel contratto a termine e ha previsto la possibilità di effettuare fino a cinque proroghe nell’arco di trentasei mesi, durata massima consentita per questa tipologia contrattuale. Il decreto ha fissato un tetto percentuale al ricorso ai contratti a termine stabilendo che non possano superare il 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato impiegati alla data dell’1 Gennaio dell’anno di assunzione (un’eccezione è prevista per i datori di lavoro che abbiano fino a cinque dipendenti in quanto possono sempre stipulare contratti a tempo determinato). La violazione di tale disposizioni comporta l’irrogazione di una sanzione amministrativa e in nessun caso la conversione del contratto.

 

sentenza 793-2013

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