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“Il treno della libertà” – Recensione

Capita, talvolta, di ricevere il prezioso dono di un libro, gesto quest’ultimo che consente di apprendere un racconto che un qualsivoglia scrittore vi ha voluto racchiudere dentro.

Questa fortuna mi è capitata circa due settimane fa e mi ha permesso di scoprire l’opera prima di Christian Giovanettina, che però lo scrittore non lo fa di professione perché nella vita lavora nel settore marketing.

Il primo impatto con il testo è certamente di quelli che lasciano a desiderare. Dopo appena poche pagine, infatti, una parziale sentenza negativa ha fatto sì che il volume, pur avendo una bella copertina, fosse riposto in quel terribile luogo dove alcuni libri possono giacere per interi anni, il limbo dei libri: il comodino. Non sapevo ancora quale grande errore stavo commettendo.

Forse preso dal rimorso, dopo qualche giorno ho deciso di concedere un’ulteriore chance all’opera del giovane autore svizzero. La scelta si è rivelata quanto mai azzeccata.

Con Il treno della Libertà, così si intitola il volume, Giovanettina, come egli stesso descrive sin dall’inizio, ha l’intento di riportare alla luce talune vicende realmente accadute in un arco temporale che va dal 1983 al 1989 e ambientate nel Canton Ticino, in particolare nel centro montano di Borgosettecase.

L’esigenza di questa ricostruzione, durata circa dieci anni, è basata sulla volontà di far luce sulla morte di un giovane ragazzo archiviata ai tempi come suicidio, ma che suicidio non fu.

La presentazione con i due protagonisti e con alcune indimenticabili figure di contorno come il dottor Agustoni, che pur non possedendo alcuna laurea veniva appellato in tale maniera per la sua peculiare propensione ad “operare” autoveicoli e salvarli, fornisce immediatamente lo spaccato tipico del paesello di montagna chiuso e abituato esclusivamente a se stesso.

Ed è proprio l’esegesi univoca della propria comunità il light motive della narrazione, che fornisce al lettore la sensazione di poter sovrapporre, mediante un’implicita proprietà transitiva, il borgo svizzero ad un qualsiasi paese del nostro Mezzogiorno.

Per buona parte della prima metà delle duecentosettantuno pagine il lettore si domanda quale sia il fine di questa, lunga, preparazione che avviene mediante la trattazione di vicende solo all’apparenza futili. Ma poi la milestone arriva e trascina con sé il lettore in un’immersone totale e sconfinata che non consente altro all’infuori di interrogativi senza risposta.

Eppure la a soluzione è lì, fornita sin dall’inizio a due passi, ma essa si svelerà appieno solo alla conclusione, come in un classico testo “giallo” dove il mistero viene svelato all’ultima parola dell’ultimo capoverso.

Questo libro però non è assolutamente da annoverarsi tra i “gialli” e nemmeno tra i tristi noir anni Ottanta. Il treno della libertà racconta di quanto gli esseri umani, nella quotidiana realtà, possano essere crudeli e cruenti senza utilizzare le armi, quanto meno quelle convenzionalmente conosciute. Il fattore aggregante di una comunità, elemento che nella concezione classica e nello stereotipo comune viene denotato, quasi esclusivamente, in un’accezione positiva qui si scopre in tutta la sua malcelata cattiveria.

La narrazione, costantemente intrisa nel passato, si cosparge di periodici ritorni al futuro tenendo aperta una finestra temporale parallela. Proprio quest’ ultimo parallelismo temporale è forse l’elemento che, per certi aspetti, più di tutti gli altri, rende ancora più agghiacciante questa storia ed il suo triste epilogo.

In determinati passaggi di questo illuminante libro è possibile avvertire tutto il peso di un presente-futuro che resta fortemente e pietosamente ancorato ad alcuni elementi deplorevoli del passato.

Sarà chiaro al lettore infatti quanto, nonostante siano passati oltre trent’anni dai fatti raccontati, siamo restii al cambiamento, all’apertura verso il prossimo ed alla creazione di una società ampia.

Preferivamo e preferiamo “l’egoismo-egocentrista” capace di renderci fieri dell’autarchia dei nostri piccoli regni, incuranti dei problemi che assalgono anche le persone a noi più vicine.

Il libro disegna però anche la funzione alternata, crescente e decrescente, dell’amicizia tra giovani nell’impegnativo passaggio dall’adolescenza all’età adulta e le difficoltà (già allora) di immaginare un florido futuro professionale e familiare. Le raccomandazioni e lo svilimento delle competenze compaiono copiose nello spaccato della Svizzera di metà anni Ottanta che viene descritta da Giovanettina, sottolineando, qualora ve ne fosse ancora bisogno, lo stretto legame con le piccole realtà del nostro Paese e, in particolare del Mezzogiorno.

Il treno, quell’elemento che ha sempre saputo racchiudere innovazione, bellezza e capacità illimitata di mobilità viene visto dai protagonisti come possibilità. Possibilità di salvezza.

Il treno della libertà arriva inesorabile alla fine del suo percorso per portare via con se i dubbi le emozioni, le passioni, le difficoltà, le angosce e le paure che, pagina dopo pagina, i protagonisti trasmettono al lettore per mezzo della sapiente penna dell’autore.

La verità emerge tutta, pienamente, e sgorga di incredulità e di amarezza quando la riflessione che pervade chi legge si chiarifica e perde la fitta nube di interrogativi irrisolti che l’astuta trama è stata capace di costruire.

Questo libro va letto quindi non con l’intenzione di scoprire e apprendere esclusivamente la storia di un caso giudiziario chiuso con un troppo facile cinismo, bensì va letto con la speranza di capire quanto nel nostro quotidiano e, in particolar modo, nel nostro futuro, sia necessario eliminare le barriere connettive che, anche in una piccola e apparentemente legata comunità, possono permanere alte ed insormontabili.

 

Recensione a cura di Giuseppe Iglieri

 

 

Scheda Libro

Titolo: Il treno della libertà

Autore: Christian Giovanettina

Editore: Albatros

Anno: 2016

Pagine: 227

Prezzo di copertina: Euro 15,00

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