Politica e Istituzioni

Il rientro delle salme dei regnanti d’Italia, una questione di dignità nazionale

Nel nostro bel paese la memoria storica è contaminata dall’opportunismo politico, capace solo di dividere anziché creare un’identità nazionale solida e condivisa. A circa settant’anni dal referendum che ha sancito la nascita della repubblica, la storia dell’Italia che fu continua ancora a dividere, anziché contribuire al rafforzamento della nostra tradizione che potrebbe, finalmente, sancire la fine della “guerra civile”. Luis Sepulveda sosteneva che “un popolo senza memoria è un popolo senza futuro ”. Parole che pesano come macigni nell’Italia di oggi, che ancora si divide sul rientro delle salme dei sovrani d’Italia che riposano all’estero. Il rientro delle salme in questione, non dovrebbe essere oggetto di divisioni politiche ed ideologiche, ma solamente una questione di civiltà e di rispetto nei confronti della storia patria.

Re_Vittorio_Emanuele_III

Poco tempo fa la Principessa Maria Gabriella di Savoia ha espresso, tramite una lettera inviata a Il Giornale, la preoccupazione sua e della famiglia Savoia, per la sorte delle salme di S.A.R. Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, che riposano tutt’oggi presso la chiesa di “Santa Caterina” al Cairo, quindi a rischio dato l’avanzata dell’ISIS in Egitto.

regina_elena

Il recente attentato che ha colpito il consolato italiano al Cairo, ha risvegliato l’attenzione dei mass-media per i resti mortali del “Re soldato”, scatenando le solite polemiche da “guerra civile”. Non va dimenticato, a proposito, che la sistemazione egiziana sarebbe dovuta essere provvisoria, in attesa del rientro in Italia, ma, parafrasando Prezzolini”in Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio”. E dunque anche la memoria storica e le figure che la rappresentano, sono condannate all’oblio della provvisorietà. Il degno luogo di sepoltura dovrebbe essere il Pantheon a Roma, luogo simbolico e che già ospita le tombe di S.A.R. Vittorio Emanuele II, e di S.A.R. Umberto I. Va inoltre sottolineato che il trasporto delle salme dei regnanti in Italia non graverebbero sul bilancio della Stato italiano, in quanto negli anni sessanta S.A.R. Umberto II predispose un apposito fondo. Ma purtroppo a causa dell’ottusità di coloro i quali, a distanza di settant’anni, continuano imperterriti la loro personale guerra nei confronti della storia, un pezzo della nostra identità nazionale è a rischio profanazione.

Molte volte la cecità politica va a braccetto con l’ignoranza, comportando valutazioni partigiane sull’operato di S.A.R. Vittorio Emanuele III, bollato semplicisticamente come colui il quale ha avallato le leggi razziali ed ha subito imbelle il regime fascista. Ma il il penultimo Sovrano d’Italia non fu solamente questo, anzi fu soprattutto un Re illuminato, ed un eroe di guerra. Durante il suo regno vi fu il primo miracolo economico della storia d’Italia, inoltre combatté da vero soldato la I Guerra Mondiale, ed a differenza dell’attuale classe politica, condusse una vita morigerata, preferendo alla mondanità del Quirinale la più sobria Villa Savoia, utilizzandolo solamente per le occasioni ufficiali.

Nel bene e nel male rappresenta un pezzo fondamentale della nostra storia patria e sinceramente non penso sia dignitoso per una nazione, lasciare una parte della propria storia in balia di orde di estremisti assassini. Come non penso sia dignitoso lasciare il cimitero italiano di Tripoli in balia del caos che regna sovrano in quella terra. Più volte negli ultimi tempi il cimitero è finito nel mirino degli estremisti islamici, che lo hanno profanato imbrattandolo e distruggendo le croci che corredano le lapidi.

Il nocciolo della questione non è sinceramente l’essere pro o contro la Monarchia, o fare del becero populismo, ma solamente cercare di salvare un pezzo importante della Nostra storia e con esso anche buona parte della nostra dignità nazionale.

 

Marco Saluppo

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