Fisco e tributi

I nuovi “minimi” per imprenditori e professionisti in vigore dal 1° gennaio 2015 e l’abrogazione dei regimi fiscali agevolati preesistenti

La Legge di stabilità 2015 ha introdotto un nuovo regime fiscale agevolato per chi apre la partita Iva nel 2015, abrogando dal 1°gennaio 2015 tutti i precedenti regimi agevolati, diversi da quello ordinario e semplificato, ovvero:

– regime cosiddetto delle nuove attività produttive (Finanziaria per l’anno 2011)

– regime dei minimi (Finanziaria per l’anno 2008)

– regime cosiddetto dei nuovi minimi (art 27, commi 1 e 2 del Dl n. 98/2011).

La prima questione da affrontare con l’entrata in vigore del nuovo regime fiscale agevolato riguarda la permanenza nei regimi preesistenti alla Legge di stabilità 2015, applicati fino al 31.12.2014.

In merito, la Legge di stabilità 2015 prevede delle clausole di salvaguardia che ne garantirebbero la permanenza fino al compimento del triennio agevolato.

A tal proposito, va però precisato che il nuovo regime dei minimi (art 27, commi 1 e 2 del Dl n. 98/2011) prevedeva la possibilità di permanenza oltre il triennio, ovvero fino al compimento del 35°anno di età.

Si auspica, pertanto, che le circolari attuative e dispositive dell’Agenzia delle Entrate facciano maggiore chiarezza.

A tutti i contribuenti già in attività è, comunque, consentito di transitare “naturalmente” nel nuovo regime dei minimi 2015, salvo che optino per il regime ordinario o semplificato.

Essi “sconteranno” un’aliquota unica, del 15%, sostitutiva di Irpef, addizionali regionali e comunali e Irap, applicata sul reddito determinato forfettariamente, ovvero applicando il cosiddetto coefficiente di redditività sui ricavi/compensi conseguiti, compresi tra 15mila e 40mila euro.

Il coefficiente di redditività varia a seconda del tipo di attività come specificato nella tabella allagata.

La seconda questione è la eventuale convenienza ad applicare il nuovo regime fiscale per chi vuole esercitare, in forma individuale, una nuova attività, anche di tipo professionale, avvalendosi del nuovo sistema di favore.

I vantaggi sono:

– versare un’imposta unica del 5% (per i primi tre anni di attività) e successivamente del 15%,

applicata sul reddito determinato forfettariamente come risulta dalla tabella allegata;

– nessuna ritenuta d’acconto;

– non applicazione dell’IVA

– esonero dai principali adempimenti, come, ad esempio, l’obbligo di registrazione e di tenuta

delle scritture contabili

– nessun limite temporale per la permanenza nel regime e nessun limite di età per accedere.

Le criticità:

Rispetto al precedente regime dei minimi, l’aliquota unica è aumentata dal 10% al 15%, per cui chi transita nel nuovo regime, a parità di ricavo/compenso, verserà un’imposta maggiore, anche applicando il coefficiente di redditività, perché non potrà dedurre alcuno dei costi sostenuti durante l’esercizio dell’attività; alcuni di essi (come le spese per lavoro e quelle per l’acquisto dei beni ammortizzabili) vanno solo monitorati per verificare il non superamento della soglia fissata per la permanenza nel regime. Gli unici costi che possono essere dedotti, in sede di dichiarazione dei redditi, sono i contributi previdenziali.

In merito a questi ultimi, è previsto un trattamento di “favore” sia per gli iscritti alla gestione commercianti ed artigiani che per i professionisti senza cassa di previdenza, ovvero non iscritti ad un Ordine professionale.

I commercianti ed artigiani, infatti verseranno i contributi non più sul reddito minimo previdenziale ma su quello effettivamente conseguito, determinato forfettariamente.

I professionisti senza cassa di previdenza verseranno i contributi previsti per gli iscritti alla Gestione Separata sulla base del reddito conseguito, determinato forfettariamente.

E’ facilmente intuibile come, per i primi, ovvero commercianti ed artigiani, la convenienza del nuovo regime sta solo nei redditi inferiori al minimale (pari a 15.516,00 euro per l’anno 2014).

Per i professionisti senza cassa, con ricavi pari alla soglia massima di euro 15.000,00, atteso che il reddito imponibile diventi di euro 11.700,00 (78% di euro 15.000,00) la contribuzione (attualmente pari al 30%) diventerà di euro 3.500,00 circa; considerando l’acconto dovuto, l’importo complessivamente da versare all’INPS è sicuramente troppo elevato rispetto al reddito netto, assunto come tale dal nuovo regime.

L’importo si riduce solo nel caso di nuova attività, con aliquota sostitutiva del 5% e contributi INPS calcolati sul reddito, determinato forfettariamente, ridotto di un 1/3.

Dr. Rosangela Borrelli

(Commercialista in Campobasso)

Tabella

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