Il commento

Il licenziamento per giusta causa

Il Tribunale di Firenze, Sezione Lavoro, con la sentenza n.1282/2012 si è pronunciato su un ricorso volto ad accertare l’illegittimità di un licenziamento intimato per giusta causa. Il ricorrente, già direttore generale di una società produttrice di farmaci, lamentava: la tardività del licenziamento in quanto era da ricondursi a illeciti disciplinari già da tempo noti alla società, la genericità dell’addebito mosso e l’insussistenza dei fatti addebitati.

 

Il ricorrente in giudizio chiedeva la condanna della società al pagamento dell’indennità di mancato preavviso e l’erogazione dell’indennità supplementare prevista dal contratto collettivo nazionale di settore. Inoltre, sostenendo anche la natura ingiuriosa del licenziamento subito, chiedeva il risarcimento dei danni patiti. Infine, chiedeva la spettanza di differenze retributive non corrisposte.

 

Il giudice sottolineava l’importanza del principio di immediatezza del licenziamento rispetto al fatto ritenuto giustificativo di esso. A sostegno di quanto esposto, il giudice richiamava quello che aveva stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n.15649/2010. In merito al carattere relativo del principio di immediatezza il giudice aderiva al contenuto della sentenza n. 13617/2009 della Suprema Corte. In essa era stabilito che “in materia di licenziamento disciplinare, il principio dell’immediatezza della contestazione, che trova fondamento nell’art.7, terzo e quarto comma, legge 20 maggio 1970, n.300, mira, da un lato, ad assicurare al lavoratore incolpato il diritto di difesa nella sua effettività, così da consentirgli il pronto allestimento del materiale difensivo per poter contrastare più efficacemente il contenuto degli addebiti, e , dall’altro, nel caso di ritardo della contestazione, a tutelare il legittimo affidamento del prestatore- in relazione al carattere facoltativo dell’esercizio del potere disciplinare, nella cui esplicazione il datore di lavoro deve comportarsi in conformità ai canoni della buona fede-sulla mancanza di connotazioni disciplinari del fatto incriminabile, con la conseguenza che, ove la contestazione sia tardiva, si realizza una preclusione all’esercizio del relativo potere e l’invalidità della sanzione irrogata”.

 

Nel caso di specie, al momento dell’effettuazione delle contestazioni disciplinari, erano trascorsi otto mesi dall’episodio. Tale fatto, a parere del giudice, oltre a non essere comprensibile non era neppure stato spiegato nelle difese della parte convenuta.  Tale “inerzia datoriale” veniva giudicata contraria a buona fede. Pertanto, il ricorrente aveva diritto alla corresponsione dell’indennità di mancato preavviso calcolata secondo le disposizioni del contratto collettivo nazionale. Tale indennità era stimata in dodici mensilità della retribuzione tenendo conto dell’anzianità del dirigente superiore a dieci anni.

 

Così come richiesto dal ricorrente gli veniva riconosciuta l’indennità supplementare ex. contratto collettivo nazionale.

Per quanto concerne la natura ingiuriosa del licenziamento, il giudice ha ritenuto infondata la pretesa attorea di risarcimento del danno subito. La natura ingiuriosa del licenziamento non consegue automaticamente al fatto che i motivi del licenziamento siano infondati o pretestuosi e poiché il dirigente non ha provato in giudizio forme e modalità di natura ingiuriosa del licenziamento, né il patimento di danni ulteriori rispetto a quelli derivanti dall’illegittimità del licenziamento tale domanda non era accolta.

 

Dott. Matteo Balestri

 

1282-2012

Articolo Precedente

Separazione dei coniugi ed affidamento dei figli: battaglie giudiziarie spesso inutili e defatiganti

Articolo Successivo

Maltrattamento di animali da parte di terzi: risarcito anche il proprietario