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IL LICENZIAMENTO E L’IMPUGNAZIONE.
Preventiva contestazione dell’addebito.

Licenziamento e sanzioni disciplinari – Procedura ex art. 7, L. n. 300 del 1970 – Operatività – Obiettivo – Difesa del lavoratore – Inosservanza – Illegittimità del provvedimento datoriale.

(L. 20.05.1970, n. 300, art. 7).

La procedura contemplata dall’art. 7, L. n. 300 del 1970 trova applicazione anche in relazione ad aziende di piccole dimensioni e deve essere seguita dalla parte datoriale non solo per le sanzioni disciplinari di carattere conservativo ma, a maggior ragione, per i licenziamenti, anche per quelli che non consentono la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro, potendosi ovviare alla difficoltà di tenere il lavoratore in azienda, con il suo temporaneo allontanamento in attesa della definizione della procedura. La procedura in parola, infatti, avendo l’obiettivo di consentire al lavoratore di difendersi e presentare le proprie giustificazioni, non può essere omessa in nessun caso, pena la illegittimità del provvedimento irrogato. Nel caso concreto, ove il licenziamento risulta irrogato al ricorrente in assenza di preventiva contestazione dell’addebito, di invito al medesimo a difendersi e di decorrenza di almeno cinque giorni dalla contestazione per scritto del fatto, deve affermarsi il diritto del lavoratore alla riassunzione, a ciò non ostando l’avvenuta richiesta di pagamento del trattamento di fine rapporto; infatti poiché l’azienda ha un numero di dipendenti inferiore a sedici, il contratto deve considerarsi comunque risolto con tutte le conseguenze di legge, incluso il diritto al pagamento dell’emolumento in parola.

Tribunale di Firenze; sentenza del 6 luglio 2016, n. 630; Giudice Unico Dr.ssa M. Torcini.

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CONTROVERSIE IN MATERIA DI DANNO DA COSE IN CUSTODIA.
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