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IL GIUDIZIO, LA SOCCOMBENZA E LA CONDANNA ALLE SPESE.

LA CORTE DI CASSAZIONE E’ INTERVENUTA DI RECENTE CON UNA NUOVA SENTENZA IN TEMA DI CONDANNA ALLE SPESE DI GIUDIZIO.

La regola generale è quella “chi perde paga”.

In base a quanto stabilito dall’art. 91 c.p.c., le spese del processo civile sono poste a carico della parte soccombente.

E c’è da dire , anche, che la Suprema Corte si è più volte espressa nel senso che i giudici di merito non possono compensare le spese legali se non c’è soccombenza reciproca o se non sussistono altre gravi ed eccezionali ragioni che vanno sempre esplicitamente indicate nella motivazione.

E’, solo dello scorso febbraio ( Sentenza n. 3818/2016) la sentenza della Cassazione che ha sancito un nuovo principio in materia di condanna alle spese processuali.

In poche parole: la parte processuale che nel corso del giudizio abbia violato l’obbligo di cui all’art. 88 c.p.c. – dovere di comportarsi in giudizio secondo probità ed equità valido sia per le parti che per i difensori – va condannato a “rimborsare” all’altra parte le spese legali.

La Corte di Cassazione con il provvedimento in esame ha ritenuto corretto quanto statuito dal giudice di merito in ordine alle spese il quale non ha ritenuto vittoriosa in punto di spese la parte che si è comportata in maniera “ sleale” nel corso del giudizio condannandola, quindi, alla refusione delle spese di giudizio e, ciò, a prescindere dalla soccombenza processuale.

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