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Figli maggiorenni non autosufficienti

Diritto al mantenimento anche quando convivono col genitore separato

La sentenza è della Cassazione civile, sez. I, n. 359/2014.

La sentenza in questione affronta il delicato ed attuale tema dei figli maggiorenni non autosufficienti . Materia che tiene impegnati i Tribunali e  le  Corti nei diversi gradi di giudizio.

Con il provvedimento de quo la Suprema Corte conferma la legittimazione del genitore convivente ad agire, in proprio, nei confronti dell’altro genitore per pretendere  non solo il rimborso delle spese già sostenute per il mantenimento del figlio, nella misura di competenza del genitore che avrebbe dovuto ma non ha pagato, ma , anche, il versamento di un assegno periodico a titolo di contributo per detto mantenimento. Ciò anche in assenza di un’autonoma richiesta da parte del figlio.

Nella sentenza i giudici richiamandosi a pregressi principi giurisprudenziali in materia, hanno ribadito che “… la modulazione delle modalità di attuazione del versamento del contributo deve tendere, da un lato, ad assicurare l’autonomia del figlio maggiorenne nella selezione e nella cura dei propri interessi (purché meritevoli di tutela: un assegno versato direttamente a un figlio in preda al demone del gioco o tossicodipendente sarebbe contrario, sia pure in una visione in un certo senso paternalistica, allo spirito della norma); dall’altro, a non comprimere l’interesse del genitore convivente ad ottenere l’anticipazione di quelle spese, che per forza di cose gravano su di lui, in virtù di un munus specifico (Cass. 8 settembre 1998, n. 8868, Giur. it., 1999, 916), ma che, tuttavia, costituiscono l’adempimento di un obbligo solidale facente capo, ai sensi degli inalterati artt. 147 e 148 c.c., ad entrambi i genitori. Si è al riguardo osservato che con il raggiungimento della maggiore età, ove il figlio tuttora economicamente dipendente continui a vivere con il genitore che ne era affidatario, resta invariata la situazione di fatto oggetto di regolamentazione, e più, specificamente restano identiche le modalità di adempimento dell’obbligazione di mantenimento da parte del genitore convivente, e che la pretesa di quest’ultimo di ricevere dall’altro il contributo a suo carico trova ragione non solo o non tanto nell’interesse patrimoniale del medesimo a non anticipare la quota della prestazione gravante sull’altro, ma anche e soprattutto nel munus a lui spettante di provvedere direttamente ed in modo completo al mantenimento, alla formazione ed all’istruzione del figlio (Cass., 19 gennaio 2007, n. 1146)”.

Seguendo detto ragionamento, la Corte, conclude affermando, quindi, che “….il giudice, laddove investito da una domanda proveniente dal genitore convivente con figlio maggiorenne non autosufficiente, dovrà quindi (sussistendone i presupposti) riconoscere in ogni caso il diritto al contributo fatto valere dal genitore che abbia avanzato la relativa domanda, salva la facoltà di modulare in concreto il provvedimento, prevedendo un “versamento” (termine di per sé maggiormente aderente alla regolamentazione di un mero aspetto attuativo del diritto) nelle sue mani, ovvero direttamente nelle mani del figlio maggiorenne, ovvero in parte all’uno ed in parte all’altro.”

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