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FALLIMENTO E CONCORSO DEI CREDITORI SUL PATRIMONIO DEL FALLITO

Fallimento – Concorso dei creditori sul patrimonio del fallito – Accertamento secondo le norme ex art. 92 e segg. L.F. – Improponibilità o inammissibilità delle azioni ordinarie – Fattispecie.
R.D. 16.03.1942, n. 267, art. 52, 92; c.c. art. 2041
Il fallimento, in base all’art. 52 L.F., apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito ed ogni credito deve essere accertato solo e secondo le norme di cui agli art. 92 e segg. L.F.. La disposizione, dettata a tutela della par condicio creditorum, opera anche per i debiti della massa, vale a dire per quelli sorti durante e per le esigenze della procedura. Stante l’esclusività della procedura di accertamento dei debiti della procedura, sono improponibili od inammissibili le azioni dei creditori proposte nelle forme ordinarie. Nella fattispecie, pertanto, si rilevava come i promissari acquirenti (appellati), per far valere le loro pretese patrimoniali verso il fallimento derivanti dall’avvenuto pagamento al fallimento delle somme corrispondenti a date quote, avrebbero dovuto avanzare domande di insinuazione al passivo e non, come avevano poi fatto, proporre azione ordinaria. Di talché, in riforma della sentenza appellata, le domande ex art. 2041 c.c. proposte in primo grado dagli appellati ed accolte per le somme versate al fallimento venivano dichiarate inammissibili.

Appello Civile Lecce 212-2016

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