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Facebook. Un’altra sentenza della Cassazione che ricorda che l’utilizzo di termini offensivi sul social network integra il reato di diffamazione.

La sentenza è la ( recentissima ) n. 8328/2016 del 01.03 us.

E’, difatti, proprio di questi giorni una importante pronuncia della Suprema Corte in materia di commenti sui social network.

Il provvedimento in questione conferma il principio già espresso precedentemente dalla Corte di legittimità ( con la nota sentenza n. 24431/2015) secondo il quale postare un commento offensivo sulla bacheca di facebook della persona offesa integra il reato di diffamazione a mezzo stampa.

Ma aggiunge un altro elemento : la pubblicazione online implica anche l’aggravante per l’uso del mezzo di pubblicità.

Cosicché, dire “parassita”, “mercenario” e “cialtrone” su Facebook integra il reato di diffamazione, peraltro aggravato dall’uso della pubblicità quale è, appunto, il social network.

La diffusione di uno scritto su Facebook o qualsiasi altro social network ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone alla luce del fatto – sottolineano i giudici – che l’utilizzo del social network rappresenta, oggi, una delle modalità attraverso cui le persone “ utenti social” socializzano ed espongono le rispettive esperienze di vita.

Pertanto, con il provvedimento in esame la Corte conclude affermando che “…postare un commento su Facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione….” di quanto “postato” con la conseguenza che l’eventuale accertato reato di diffamazione si aggrava dell’uso della pubblicità.

 

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