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Divisione di beni non caduti in successione

Sentenza n. 18063/2018 Tribunale di Roma – Quarta Sezione

 

Nel 2013 il giudizio introdotto da una S.p.a. al fine di ottenere pronuncia di scioglimento della comunione su bene immobile di proprietà pro quota di Tizio in danno del quale aveva iniziato procedimento esecutivo con pignoramento trascritto nel 2000.

La natura immobiliare del bene da dividere impone la verifica dell’attuale esistenza del diritto di proprietà sugli immobili in capo ai condividenti e l’assenza di trascrizioni o iscrizioni pregiudizievoli.

All’esame i documenti catastali e i certificati delle iscrizioni e trascrizioni eseguite presso i registri immobiliari, i quali costituiscono l’unico strumento di pubblicità previsto dall’ordinamento in relazione ai diritti reali sui beni immobili.

Da sottolineare che il giudizio di divisione ha un duplice oggetto: l’accertamento del diritto di ciascun condividente allo scioglimento della comunione e l’attuazione di quel diritto attraverso la determinazione delle concrete modalità della stessa. La duplicità dell’oggetto non esclude tuttavia l’unitarietà del giudizio

Nel caso in esame è documentato dalla relazione che non v’è prova della sussistenza in capo all’esecutato del diritto di proprietà pro quota sul bene staggito, a causa di un disallineamento catastale ed inoltre della mancata trascrizione della accettazione di eredità di Sempronio.

Di conseguenza, stante la natura petitoria del giudizio di divisione e anche del giudizio di divisione endoesecutiva è improcedibile in radice la domanda di scioglimento proposta.

La natura della controversia e i motivi della decisione giustificano l’integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.

Per il giudice del Tribunale di Roma, dunque, improcedibile la domanda di scioglimento della comunione.

 

 

La sentenza in esame può essere richiesta per mezzo di Lexgenda alla voce ‘Richiedi una sentenza’

 

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