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Danno da dolo incidente, rigettata domanda dell’attrice

Sentenza n. 18111/2018 – Tribunale ordinario di Roma, Sezione X Civile

 

 

Ha acquistato la proprietà di un appartamento con annesso box e posto auto a Roma, ma la società venditrice, pur avendo espressamente indicato, nella fase precontrattuale e fino al momento della conclusione della vendita, la presenza di un impianto di raccolta delle acque meteoriche che avrebbe alimentato le cassette di scarico dei wc e l’impianto di innaffiamento, non ha mai posto in funzione il medesimo, adottando una soluzione tecnica pregiudizievole per i condomini della palazzina A, a carico dei quali sono stati contabilizzati anche i consumi delle cassette di scarico dei wc delle altre palazzine (B,C e D), dell’impianto di irrigazione degli spazi verdi condominiali e dei giardini privati delle palazzine C e D, e ciò almeno fino al febbraio 2014.

Una questione sottaciuta dalla società all’acquirente giustificando il mancato impiego dell’impianto per l’alimentazione degli scarichi dei wc in base alla delibera che ha cessato di prescrivere l’utilizzo delle acque piovane per tale finalità.

In punto di diritti si osserva che il dolo contrattuale rileva solo in quanto idoneo in concreto a sorprendere una persona di normale diligenza e sussista quindi, in chi se ne proclami vittima, assenza di negligenza o di incolpevole ignoranza

Inoltre il dolo omissivo rileva quale vizio della volontà, solo quando l’inerzia della parte si inserisca in un complesso comportamento adeguatamente preordinato, con malizia o astuzia, a realizzare l’inganno perseguito

In fatto, la c.t.u. espletata nell’anno 2016 ha accertato che l’impianto di raccolta delle acque piovane è presente e funzionante e utilizzato quale unico mezzo di alimentazione dell’impianto di irrigazione dei giardini condominiali.

Ha accertato inoltre che l’impianto di adduzione delle acque della palazzina A alimenta esclusivamente le cassette di scarico della palazzina A stessa, anche se ha aggiunto che la tubazione potabile della palazzina A in passato presumibilmente alimentava, in caso di mancanza di acqua piovana accumulata, le reti ad essa connessa, e successivamente è stata scollegata dal collettore principale.

Tra le richieste dell’attrice il risarcimento del danno ex art.1669 c.c. per vizi di costruzione delle fioriere in cemento che fungono da parapetto dei balconi. L’attrice deduce che tali foriere hanno presentato perdite dovute a un difetto di impermeabilizzazione interna tra il fondo e la canalina di scarico, perdite che hanno causato macchie di calcare sul pavimento del balcone.

Per il Tribunale ordinario di Roma i vizi in questione, consistono in incompletezze che non incidono in alcun modo sulla normale utilizzazione dell’immobile nella sua globalità secondo la sua destinazione abitativa, non sono riconducibili alla nozione di “gravi vizi di costruzione” di cui all’art.1669 c.c..

Pertanto rigetta le domande dell’attrice condannandola a rifondere le spese processuali

 

 

La sentenza in esame può essere richiesta per mezzo di Lexgenda alla voce ‘Richiedi una sentenza’

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