Il commento

Danni da fauna selvatica: a chi spetta risarcire?

Il tema degli incidenti stradali e dei conseguenti danni causati dalla fauna selvatica presente sulla sede stradale è stato in passato ampiamente dibattuto, innanzitutto sotto il profilo della responsabilità da imputare alla Pubblica Amministrazione. L’individuazione dell’ente contro il quale proporre la domanda di risarcimento del danno causato dalla fauna selvatica attiene al problema della cd. titolarità passiva del rapporto.

La Corte di Cassazione, Sez. III Civile, con sentenza n. 3384 del 20 febbraio 2015 ha non solo ribadito il “ sì “ al risarcimento ex art. 2043 c.c. per il danno da fauna selvatica ma ha anche stabilito la responsabilità dei danni provocati da animali selvatici a persone o a cose, il cui risarcimento non sia previsto da specifiche norme.

In particolare, con il suddetto provvedimento la Suprema Corte – nel precisare che  la fauna selvatica rientra nel patrimonio indisponibile dello Stato e che, sebbene ciò,  la legge 11 febbraio 1992, n. 157 attribuisce alle Regioni a statuto ordinario il potere di emanare norme relative alla gestione ed alla tutela di tutte le specie della fauna selvatica (art. 1, comma 3) ed affida alle medesime i poteri di gestione, tutela e controllo, riservando invece alle Province le relative funzioni amministrative ad esse delegate ai sensi della legge 8 giugno 1990, n. 142 (art. 9, comma 1) – la Regione, anche in caso di delega di funzioni alle Province,  è sempre responsabile,  in caso di scontro tra un veicolo ed un animale selvatico, ai sensi dell’art. 2043 c. c., dei danni provocati dagli stessi.

Pertanto, l’obbligo del risarcimento permane a carico della Regione salvo che la delega in materia alle Province non attribuisca alle stesse un’autonomia decisionale ed operativa sufficiente a consentire loro di svolgere l’attività in modo da poter adottare le misure normalmente idonee a prevenire, evitare o limitare detti danni e, quindi, anche, di efficientemente amministrare i rischi.

 

Avv. Michela Forte

sentenza n.3384-2015

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