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Dal giudice per dichiarare nullo il testamento olografo del fratello, domanda rigettata

Sent. n. 2876/2019 – Tribunale Ordinario di Torino, Sezione Seconda Civile

 

 

 

Si è rivolta al Tribunale eccependo la falsità del testamento olografo redatto dal de cuius contestando l’autografia e disconoscendo la sottoscrizione, instando per la declaratoria di nullità dello stesso e per la conseguente condanna del convenuto alla restituzione dell’intero patrimonio caduto in successione. In via subordinata, l’attrice ha eccepito l’invalidità del testamento, ai sensi dell’art. 591 c.c., essendo il fratello affetto da morbo di Parkinson secondario ed encefalopatia vascolare multi lacunare che, aggravatasi, avrebbe reso lo stesso incapace di scegliere, consapevolmente, a chi devolvere la propria eredità.

Come riportato dall’attrice, negli anni, c’erano stati sempre buoni rapporti tra fratelli fin quando il de cuius non ha conosciuto una persona poi frequentata in modo quasi esclusiva

Allontanato anche il nipote dell’uomo che aveva sempre assistito lo zio, il quale aveva interrotto l’assunzione delle medicine prescritte con il conseguente aggravamento delle sue condizioni fisiche.

Di contro, il beneficiario del testamento, costituitosi in giudizio, ha ribadito l’autografia del testamento, instando per l’accertamento della validità del documento. Il convenuto ha inoltre ricostruito i suoi rapporti con il defunto rimarcando l’autonomia e la capacità di assumere decisioni da parte dell’uomo che con il nipote aveva un legame superficiale.

Considerati tutti gli elementi a disposizione, a fondamento della propria decisione, la Corte ha osservato che il testamento olografo è una scrittura privata del tutto peculiare, in quanto caratterizzata da una intrinseca forza dimostrativa che lo differenzia dagli ordinari documenti, con la conseguenza che la parte che agisce in giudizio per contestarlo pone una quaestio inexistentiae, volta a rimuovere il titolo della successione e, quindi, a disconoscere gli effetti del testamento come conseguenza del riconoscimento della sua falsità. L’attrice è quindi onerata della prova del suo assunto e ciò indipendentemente dalla posizione processuale rivestita. Nessun onere contrapposto in capo al soggetto evocato in giudizio può quindi configurarsi con riferimento alla preventiva dichiarazione di voler utilizzare il testamento che lo designa erede, non costituendo tale onere un autonomo requisito dell’azione di impugnazione, né un elemento necessario derivante dall’applicazione analogica dei principi vigenti in tema di verificazione e disconoscimento delle scritture private.

Rilevata inoltre l’insussistenza dei presupposti anche per accogliere la domanda di annullamento del testamento olografo in ragione dell’allegata captazione della volontà del de cuius da parte del convenuto.

Per tali motivi il Tribunale di Torino, definitivamente pronunciando, ha rigettato le domande proposte da parte attrice, condannandola a rimborsare al convenuto le spese del giudizio.

 

 

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