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AZIONE DI REINTEGRAZIONE: ELEMENTI

Azione di spoglio – Accertamento dell’elemento oggettivo e soggettivo – Animus spoliandi – Sussistenza – Soggetto che agisca in reintegrazione – Onere probatorio.

(C.c. art. 1168).

In ordine all’azione di spoglio il giudice deve accertare l’elemento oggettivo della privazione totale o parziale del possesso, violenta o clandestina, ma anche l’elemento soggettivo, ossia l’animus spoliandi, consistente non nella sola coscienza e volontà dell’agente di compiere il fatto materiale della privazione del possesso bensì nella consapevole volontà di sostituirsi nella detenzione totale o parziale e nel godimento del bene, al detentore, contro la volontà di questo ovvero nella sua inconsapevolezza od impossibilità di venire a conoscenza dell’azione espoliatrice. È onere di chi agisca in reintegrazione provare la riconducibilità al convenuto del comportamento integrante spoglio e la sussistenza nell’agente dell’animus spoliandi, trattandosi di fatti costitutivi della domanda di tutela possessoria. (Nella fattispecie i documenti evocati dall’appellante, quali querele, verbali dei Carabinieri ecc., non potevano costituire prova dell’animus spoliandi. Si rilevava come sarebbe stato onere dell’attrice in primo grado dimostrare che proprio gli appellati avessero personalmente posizionato i mattoni ovvero avessero preventivamente dato incarico agli operai di porre in essere l’atto in cui lo spoglio si era concretato o li avessero comunque autorizzati oppure si fossero ex post giovati dell’atto di spoglio, ritraendone profitto; onere, invece, rimasto inadempiuto).

Corte d’Appello di Potenza; sentenza del 13 giugno 2016, n. 217; Pres. Dr. E.L. Nesti.

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