Il commento

Ambiente, i vincoli nella tutela e conservazione del territorio

Il diritto dell’ambiente ben può essere compreso nel novero dei diritti fondamentali ed, in ossequio all’art. 2 Cost., può essere inteso sia quale diritto soggettivo azionabile per la tutela di varie situazioni soggettive, quali il diritto alla salubrità dell’ambiente, sia quale dovere di tutela da parte dello Stato. Esso, pertanto, è un valore costituzionalmente garantito e protetto, tutelato anche penalmente con la previsione di diverse fattispecie delittuose. In particolare, il reato di cui all’art. 181 del D.Lgs. n. 42 del 2004, rubricato “Opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa”, è un reato formale e di pericolo che si perfeziona, indipendentemente dal danno arrecato al paesaggio, con la semplice esecuzione di interventi, in assenza di una preventiva autorizzazione, che siano astrattamente idonei ad arrecare pregiudizio al bene giuridico tutelato. Ne deriva che, ai fini delle configurabilità del reato in parola, risulta rilevante qualsiasi intervento astrattamente idoneo ad incidere sull’originario assetto del territorio sottoposto a vincolo paesaggistico ed eseguito in assenza od in difformità della prescritta autorizzazione. Per la punibilità di tale reato non è, pertanto, necessario un effettivo pregiudizio per l’ambiente, potendo escludersi dal novero delle condotte penalmente rilevanti soltanto quelle che si prospettano inidonee, pure in astratto, a porre in pericolo il paesaggio, ossia gli interventi di “minima entità”. Orbene, tale astratta inidoneità alla compromissione del paesaggio non si può di certo ravvisare (come sottolineato nella fattispecie in esame) laddove si tratti di opere di apprezzabili dimensioni, stabili e non precarie, che, per il materiale edilizio impiegato, per le caratteristiche e per la destinazione d’uso della stesse, sono idonee a comportare una modificazione dell’assetto del territorio. Altresì, si precisa che tale reato richiede, quale elemento soggettivo, il dolo generico, con la conseguenza che presupposto della responsabilità penale è la consapevolezza da parte del soggetto agente di realizzare un manufatto in zona vincolata, senza le prescritte autorizzazioni. All’uopo, deve, tuttavia, sottolinearsi che il reato non è escluso dall’eventuale ignoranza del vincolo paesaggistico, trattandosi di reato contravvenzionale punibile anche a titolo di colpa, ravvisabile nel non aver ottemperato al dovere di informarsi (come aveva fatto l’imputato-appellante) presso la Pubblica Amministrazione competente. Ne consegue che chi deve effettuare delle opere ha il dovere di informarsi preventivamente circa l’eventuale assoggettamento a vincoli paesaggistici dell’area sulla quale intende costruire.

 

Avv. Daniela Morrone

 

Corte di Appello di Cagliari, sezione II; sentenza del 21 aprile 2015, n. 459; Pres. Dr.ssa G. Corradini

sentenza n. 459-2015

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