Itinerari

Agnone, tra feste folkloriche e folkloristiche

Domenico Meo, uno tra i massimi esperti delle festività agnonesi, espone e sostiene un rilevante distinguo sulla natura delle festività folkloriche e quella delle festività folcloristiche: “… folkloristico è quel qualcosa che nasce e muore, senza trascinare il popolo in particolari afflati legati alla tradizione, al contrario è folklorico tutto ciò che è avvertito come esigenza e che induce il popolo a dover celebrare una data circostanza, fortemente legata alla storia, alla cultura ed alla sua tradizione più intima!”. Sulla scia di questa importante tesi dell’etnologo alto molisano, è possibile dunque sceverare le diverse tipologie di festività che animano Agnone durante tutto l’arco dell’anno, al punto tale da poter affermare senza tema di smentita che la cittadina della ‘Ndocciata è perennemente impegnata nei festeggiamenti più vari. Intanto, è bene notare che la festa patronale del 13 maggio di San Cristanziano, in uno a quella del 5 agosto di Sant’Emidio, è poco partecipata dalla popolazione; ciò perché, essendo stata Agnone ricettacolo di genti provenienti dalle Marche, dall’Istria, dalla Terra di Lavoro e dalle Puglie, molti culti sono stati appunto importati ma mai assimilati e sentiti come propri; l’agiografia e l’agiologia attestano non a caso che i richiamati santi sono particolarmente festeggiati nell’area geografica di Urbino, Pesaro ed Ascoli Piceno. Già più sentite sono invece le festività della prima e dell’ultima domenica di giugno, che si celebrano nelle chiese fuori le mura e che sono rispettivamente dedicate a Santa Lucia ed a Sant’Onofrio. Tuttavia, per entrare nelle peculiarità tipiche locale, bisogna passare al 31 ottobre, data in cui, in un vero e proprio gemellaggio con il Comune di Serra Capriola (FG), viene ricordato il leggendario frate esorcista del ‘600, padre Matteo. A lui, vuole la tradizione, si sarebbe ispirato il Manzoni per la costrizione del personaggio di fra’ Cristoforo, viste le tante similitudini tra le reciproche storie. Quanto al saio agnonese, si sa che all’età di 18 anni, maneggiando una pistola all’interno d’una bottega, accidentalmente fece partire un colpo e cagionò così la morte d’un suo coetaneo; poi, un po’ per dar sfogo alla sua contrizione e forse per sfuggire alle punizioni eventuali del potere temporale, prese i voti e divenne col tempo l’esorcista più temuto della cristianità. Altrettanto significativa è la festa del cosiddetto piccolo Natale, coincidente col 21 novembre; considerando infatti che durante il periodo natalizio la stragrande maggioranza dei cittadini era impegnata nella transumanza, trovandosi dunque in territorio pugliese, si prese l’abitudine di festeggiare il Natale anticipatamente, per poter godere della gioia e dell’intimità del proprio focolare domestico. A questo punto, molto folkloristicamente, è il caso di sottolineare che tutte le richiamate celebrazioni vengono anticipate da periodi di prefesteggiamento, variabili per durata di anno in anno; questi, poi, prenderanno il nome di tridui, se dureranno tre giorni, di settenari, se dureranno una settimana, di novenari, se dureranno nove giorni ed, infine, di tredicina, se dureranno tredici giorni (3, 7, 9 e 13 son tutti numeri particolari nella simbologia cristiana: il 3 rappresenta la trinità, il 7 indica i giorni in cui Dio creò l’universo, il 9 è la superfetazione della perfezione, poiché triplica la trinità ed il 13 è Gesù accompagnato da tutti i suoi apostoli). Prima di analizzare la festa più importante, occorre ricordare che fino al ‘700, in occasione del Corpus Domini, gli agnonesi erano soliti allestire una processione con numerosissimi buoi agghindati a festa; i documenti parlano copiosamente e diffusamente di tale pratica secolare, eppure, a causa d’una cattiva interpretazione da parte del clero ufficiale e per ragioni ancora poco chiare, la Chiesa proibì tale modalità celebrativa.

In occasione della Vigilia di Natale, ha luogo la famosissima ‘Ndocciata, dal fonema dialettale –‘ndoccia-, che sta per grande torcia. Per le vie cittadine sfilano migliaia di partecipanti, indossando un mantello tagliato a ruota con bavero alto di pelliccia (tipico indumento del mondo pastorale della transumanza, appellato altrimenti –cappa-), ognuno portando in spalla e quindi imbracciando un ampio ventaglio di torce in abete, lunghe all’incirca più di tre metri e sormontate da fasci secchi di ginestre infuocate. Tale spettacolo incendiario è noto come il più importante evento di fuoco del mondo, e, da quando nel giorno dell’Immacolata del 1996 venne portato in Piazza San Pietro all’attenzione di Papa Giovanni Paolo II, continua tutt’oggi a celebrarsi in tale giorno pure ad Agnone, senza però mancare di ripetersi, come vuole la tradizione, anche il giorno della Vigilia di Natale. Tale evento è infatti legato all’ancestrale culto della luce, in cui le civiltà pagane, avendo appreso che in corrispondenza del solstizio d’inverno (21 dicembre nel nostro emisfero settentrionale) la luce era al suo minimo manifestarsi, con il giorno più corto dell’anno e la notte più lunga dell’anno, ed avendo poi notato, che proprio a partire dai giorni 24 e 25 dicembre, ad occhio nudo ed in assenza di particolari strumenti astronomici il giorno tornava ad allungarsi rispetto alla notte, festeggiavano appunto tale constatazione e la magnificavano con la sfilata in parola.

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