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Intervento addominale mal riuscito, condannati chirurgo e clinica

Sentenza n. 46/2019 – Tribunale Ordinario di Firenze, Seconda sezione Civile

 

Si era rivolta allo specialista in chirurgia plastica di un centro ambulatoriale per intervenire  sul rilassamento della parete addominale dovuto alle gravidanze sostenute, ma dopo l’operazione nessuno dei risultati sperati e promessi, piuttosto un peggioramento con esiti cicatriziali deturpanti, con danno biologico del 15%. Per l’attrice violate le basilari cautele mediche e i protocolli, in quanto non era stato eseguito alcun controllo pre-operatorio e le informazioni fornite, in merito ai rischi connessi all’intervento ed alla eventualità che il trattamento potesse rivelarsi totalmente o parzialmente inefficace erano, erano state incomplete.

Mentre lo specialista si rendeva contumace in giudizio il Centro resisteva alla domanda affermando, tra tutto, che l’attrice non aveva instaurato con il medesimo, né con altre figure professionali incardinate presso la struttura, alcun rapporto di assistenza medica o contratto di degenza sanitaria, essendosi la stessa rivolta direttamente al medico che, come in passato, dietro compenso, aveva ottenuto dalla clinica la disponibilità delle attrezzature e della sala operatoria ove effettuare l’intervento. Quest’ultimo, dunque, era stato eseguito in totale autonomia e senza una conseguente degenza.

Accolta la domanda, la relazione del consulente tecnico d’ufficio ha evidenziato l’inadeguatezza della metodologia di lavoro adottata dal chirurgo, la genericità del consenso prestato rispetto alla tipologia d’intervento, nonché una importante e colpevole carenza di documentazione clinica.

Se è possibile, infatti, affermare che il chirurgo si sia avvalso, per effettuare l’intervento oggetto di causa, della struttura e della collaborazione del personale medico ed infermieristico non dipendente dalla clinica ma legato alla stessa da stabili rapporti di collaborazione, è altrettanto corretto considerare come il centro, a sua volta, si avvalesse delle prestazioni mediche ed infermieristiche, pur autonomamente svolte, di figure professionali non legate alla clinica da un rapporto di lavoro subordinato, ma strutturalmente funzionali a garantire a quest’ultima la possibilità di esercitare la propria attività. La valutazione del danno permanente è stata invece determinata in una misura tra il 5% ed il 6% e, dunque, leggermente inferiore o pari alla seconda classe di valutazione delle lesioni estetiche

Il Tribunale di Firenze ha così dichiarato la responsabilità del chirurgo e del Centro, condannando i convenuti in solido tra loro al pagamento in favore dell’attrice della somma di 8mila euro e alla refusione delle spese di lite

 

La sentenza in esame può essere richiesta per mezzo di Lexgenda alla voce ‘Richiedi una sentenza’

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