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Dopo il divorzio l’accertamento di crediti maturati nel corso del matrimonio da uno dei coniugi

Prima la separazione nel 2007 poi la pronuncia di cessazione degli effetti civili, con sentenza del Tribunale di Roma, nel 2012. Un matrimonio durato quasi 30 anni ed in cui le parti avevano adottato il regime della comunione legale. Con un ricorso, però, l’attrice aveva evidenziato che l’ex marito aveva ‘prosciugato’ un conto intestato ad entrambi ed acceso presso una Banca nel 2003 e che aveva reso liquidi i titoli gestiti da una società accreditando, su un conto corrente aperto solo a suo nome, il loro controvalore senza versare nulla alla donna. Inoltre, evidenziata la mancata corresponsione di metà delle spese legate al condominio della casa coniugale assegnata in sede di separazione alla attrice e poi passata alla controparte a seguito di un accordo. Infine, nessun contributo per le spese straordinarie scolastiche del figlio. A fronte di ciò chiesta la condanna dell’ex coniuge al pagamento delle spese ammontanti ad oltre 50mila euro.

 

Di contro, per il convenuto, i conti bancari erano stati alimentati solo dal proprio stipendio e la società era intestata solo ad esso; le spese sostenute dal figlio erano state il frutto di una decisione assunta unilateralmente senza accordo; gli oneri condominiali andavano a compensarsi col mancato uso dell’immobile nel periodo in cui ne avrebbe avuto diritto.

All’esame del giudice, dunque, l’accertamento dell’esistenza di crediti eventualmente maturati dall’attrice nel corso del matrimonio esigibili alla cessazione dello stesso.

Dopo l’analisi di ogni singolo punto condannato il convenuto al pagamento, in favore dell’attrice, di quasi 46mila euro con gli interessi legali della domanda al saldo, oltre la refusione delle spese di lite. Tutto contenuto nella sentenza n. 17963/2018 del Giudice Unico di primo grado, V Sezione Civile del Tribunale di Roma.

 

La sentenza in esame può essere richiesta per mezzo di Lexgenda alla voce ‘Richiedi una sentenza’

 

 

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