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Transazione in corso di causa: cessazione della materia del contendere e caducazione del decreto ingiuntivo opposto.

Nella Sentenza n. 1206/2018 pubbl. il 18/01/2018 del Tribunale di Roma viene confermato il principio ormai costante nella giurisprudenza della Suprema Corte in relazione al quale “A differenza della rinuncia agli atti del giudizio – atto processuale indipendente dalle cause e dalle finalità, che produce l’effetto tipico di estinguere la fase processuale nella quale interviene – la transazione – atto stragiudiziale di definizione della lite – non incide direttamente sul processo, determinandone l’estinzione, ma sul diritto sostanziale che ne forma oggetto, comportando cessazione della materia del contendere (ex plurimis Cass. 23.4.1999, n. 4035; Cass. 27.2.1998, n. 2197). Mentre la rinuncia agli atti priva la parte del potere di ottenere una pronuncia di merito e, corrispondentemente, il giudice del potere – dovere di emetterla, lasciando impregiudicata la situazione sottostante, di tal che la domanda può essere riproposta in altro processo, diversamente avviene nella transazione, che, appunto, perché pone fine al contrasto insorto tra le parti mediante un nuovo regolamento di interessi, incide sul diritto sostanziale e preclude la proposizione di una nuova domanda sul medesimo oggetto” (in tal senso, ex plurimis, Cass. Civ., Sez. III, 21 febbraio 2003, n. 2647).

In buona sostanza un accordo transattivo che interviene nel corso di un giudizio comporta necessariamente una pronuncia di cessazione della materia del contendere.

Inoltre se il giudizio pendente è un giudizio di opposizione ex artt. 645 e ss. c.p.c. e, quindi, viene definito con una declaratoria di cessazione della materia del contendere, tale pronuncia comporta l’automatica caducazione dei provvedimenti, anche decisori, già resi nelle precedenti fasi o nei pregressi stati del giudizio e non divenuti ancora definitivi.

La Suprema Corte,  ha infatti precisato: “L’opposizione a decreto ingiuntivo dà luogo ad un ordinario giudizio di cognizione sulla domanda proposta dal creditore con il ricorso per ingiunzione, sicché la relativa decisione – salvo che non si tratti di sentenza di rigetto totale dell’opposizione – è destinata a sostituirsi all’originario provvedimento, che viene automaticamente meno. Ne consegue che anche la dichiarazione di cessazione della materia, emessa in relazione al giudizio di cui si tratta, comporta la caducazione del decreto ingiuntivo, senza che sia necessario disporre expressis verbis in tal senso” (Cass. Civ., Sez. II, 1 dicembre 2000, n. 15378).

In sintesi: alla definizione, con declaratoria di cessazione della materia del contendere, del rapporto processuale avente ad oggetto la pretesa azionata in sede monitoria, consegue di diritto la caducazione e definitiva inefficacia del Decreto Ingiuntivo opposto.

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