Politica e Istituzioni

1991-2016: il ritorno della Russia, grazie a Putin

L’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche può considerarsi il laboratorio principale in cui si è sperimentata la dottrina marxista , degenerata poi in uno stato totalitario e repressivo.  La Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (R.S.F.S.R) ha svolto un ruolo predominante all’interno dell’Unione ,controllando le altre  “sorelle” attraverso i servizi segreti , polizia e l’intervento dell’Armata Rossa in caso di sollevazioni popolari e tentativi di riforma in un nome di un “socialismo dal volto umano” , come auspicato   da Alexander Dubcek. Analizzando la storia russa , possiamo affermare certamente  che l’unico regime conosciuto sia stato quello autoritario .

Il crollo del muro di Berlino nel 1989 annienta il sistema sovietico , sbriciolando i fragili legami sociali ed economici . La R.S.F.S.R , dopo il collasso dell’Unione nel 1991, si è trasformata in una nuova entità politico-statuale, la Federazione Russa . L’eredità politica e militare dell’Unione Sovietica fu raccolta dalla Russia, tanto da subentrarle già nel 1991 alle Nazioni Unite e nel Consiglio di sicurezza come membro permanente .

I primi anni di vita della Federazione sono segnati dallo scontro tra i vari attori politici e non , come  oligarchi e agenti dei servizi segreti russi . L’apertura al capitalismo e la fragilità dell’economia russa , porta il paese a un decennio d’instabilità sia economica sia politica  : in molti iniziano a rimpiangere la “ vecchia” Unione Sovietica. Il passaggio dall’economia di piano a quella di mercato avviene in modo tumultuoso .  Il 1999 segna l’anno in cui El’cin , indebolito nella salute,  lascia la scena politica il 31 dicembre : come stabilisce la Costituzione, il primo ministro , Vladimir Vladimirovic Putin occupa il suo posto.  In quel periodo si respira un clima di angoscia e paura a causa dell’invasione di estremisti ceceni in Dagestan e di numerosi attentati a Mosca e altre città russe, che causano  la morte di oltre 300 civili.

Putin è stato l’artefice del progresso sociale ed economico in Russia . Grande merito riconosciuto a Putin è stato quello di aver combattuto strenuamente la casta degli oligarchi  arricchitisi sotto El’cin . Il centralismo amministrativo del Cremlino testimonia la presenza di una politica antifederal , nonostante sia una federazione . Centralismo che non poteva permettere agli oligarchi di sfruttare il patrimonio e le risorse pubbliche .

In gran parte ex dirigenti di organismi pubblici e di fabbriche , avevano privatizzato ciò che in qualche modo era giunto in loro possesso. Putin decise di convocare i maggiori industriali a una tavola rotonda ,  al fine di stabilire le nuove regole del gioco. Gli industriali avrebbero dovuto astenersi da qualsiasi attività politica , facendo rientrare i capitali depositati all’estero, facendo consistenti investimenti produttivi in Russia.   .

Il proprietario del gigante petrolifero Yukos – Chodorkovskij – fu arrestato nell’ottobre 2003, per un’evasione fiscale quantificata in ventotto miliardi di dollari. La sua compagnia fu fatta a pezzi e in parte riacquistata dall’azienda petrolifera statale Rosneft.

Intervistato da  Neil Buckley  , giornalista del Financial Times , a pochi giorni dal decimo anniversario del suo arresto , alla domanda “ For you, what is Putinism? ” rispondeva  “Putinism is authoritarian state capitalism based around one leader. It’s an attempt to con-trol society and the state apparatus through kompromat [“dirt” about a person used to keep them in line], and through arbitrary law enforcement. It’s the consistent annihilation of the substance of independent state and civic institutions. It’s an attempt to run a huge country in “manual mode”. That’s no way to build a modern country”. Definiva quindi il nuovo stato russo come autoritario e basato sulla figura del leader , Putin.

Vladimir Vladimirovic Putin è l’uomo sul quale la popolazione russa ha scommesso in questi anni. Sergente di ferro , ex agente del KGB  , dai metodi a volte bruti e inusuali , non rispecchia i canoni classici del leader occidentale e per questo motivo sin dalla sua ascesa al potere  i mezzi di informazione filo-occidentali e i rispettivi governi , lo raffigurano come un despota , un nuovo Zar.

Il leader del Cremlino si identifica con il suo paese. Nasce a Leningrado il 7 Ottobre 1952 quando il potere del mondo sovietico è nelle mani di Joseph Stalin ,  per pochi mesi ancora. Suo padre Vladimir Spiridonovic aveva prestato servizio nell’NKVD ( antenato del KGB )  . L’ infanzia di Putin trascorre in povertà , in questo clima forgia il carattere , definito da < teppista > , difendendo se stesso e i suoi amici da bulli e topi . Queste le immagini che ci consegna la sua autobiografia ufficiale  .  Dopo essersi diplomato , consegue una laurea in diritto internazionale all’ Università Statale di Leningrado. Nel 1976 Putin realizza il suo sogno , entrare a far parte dei servizi russi , il KGB . Sarà proprio la rete del KGB  a permettergli di scalare posizioni e diventare il leader che oggi conosciamo.  Nel 2001 , infatti , l’intera classe politica russa  è composta per il 58,3 per cento da persone legate ai servizi segreti .

Divenuto presidente , Putin rimarcò con forza le ambizioni russe di tornare nuovamente alla ribalta come una grande potenza , imponendo una svolta  alla nuova politica estera russa , controllando l’ Estero Vicino . Inoltre , continuò nella realizzazione della linea tracciata da Eltsin , ripristinando l’ egemonia economica sugli stati confinanti : Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.

“Il regime politico russo è andato in tal modo consolidandosi, rivitalizzando vecchi apparati, finanziandosi ampiamente con i proventi ricavati dall’esportazione di idrocarburi ed estendendo il controllo (ancora difficile negli anni Novanta) sui mezzi di comunicazione di massa, funzionali alla costruzione pianificata del consenso e alla formazione di un’opinione pubblica orientata verso l’idea di un apparato politico onnipresente, dalla rinnovata vocazione imperiale, capace di ostacolare qualsiasi pericolo di disintegrazione dello stato territoriale (a partire dal Caucaso settentrionale) e di restituire alla Russia lo status e il rango internazionali perduti con il collasso dell’impero”. Questo è quanto afferma il professor Alessandro Vitale.

Il professor Vitale ritiene inoltre che “i fattori esterni che influenzano e condizionano l’evoluzione del sistema politico russo” sono da ricercare nella “ condizione post-imperiale di un paese erede di una lunga storia di dominio imperiale”.

Tutti i fondamenti che avrebbero reso l’idea di Estero Vicino un cardine della nuova politica estera russa emersero  nei primi anni post-sovietici. Fondamenti politici collegati alla volontà russa di ergersi a successore morale dell’Urss e recuperare lo status di potenza a livello mondiale ; fondamenti economici , ridefinendo  nuovi rapporti commerciali ed energetici con le ex repubbliche sovietiche , come l’Unione Economica Eurasiatica ( accordo stipulato con Bielorussia, Kazakistan e del quale doveva far parte l’Ucraina , prima dello scoppio di Jevromaidan ) ; infine l’impegno del Cremlino di garantire la sicurezza delle comunità russe oltre confine.

L’ inaspettata annessione della Crimea ha permesso a Putin di acquisire un consenso altissimo, supportato dalla maggioranza della popolazione russa che percepisce quest’atto come la riparazione di un torto storico subito  . Nelle ex repubbliche dell’ Unione Sovietica , la popolazione si divide in due correnti , una maggiormente filo-europea , l’altra invece continua ad appoggiare e invocare il “controllo” diretto/indiretto russo , tanto da essere nostalgica della vecchia Urss.  In alcuni posti – afferma Fedor Luk’janov –   la situazione è così deprimente  che il passato sovietico è percepito come un’età dell’oro , mentre il futuro non riserva alcuna promessa.  Il politologo Luk’janov considera un errore l’aver considerato la Russia come un ex-stato sovietico alla pari degli altri . Non si è discusso di una cooperazione tra pari , ma di “adattamento della Russia all’ acquis communautarie “  ; scelta basata sulla valutazione delle istituzioni europee , le quali dipingono Mosca come un’entità aliena dalla famiglia europea in virtù delle differenti visioni culturali e politiche.

Analizzando la politica economica perseguita da Putin , notiamo come la Russia abbia compiuto un notevole miglioramento , consolidando le proprie basi economiche rispetto agli anni Novanta , riducendo notevolmente il proprio debito estero. Ora la Russia è nella condizione di resistere alle sanzioni occidentali .   Vladimir Putin , nonostante i numerosi successi sul piano economico e politico , mira a implementare lo sviluppo della regione estremo orientale russa , regione che potrebbe avere un ruolo cruciale , sia per la crescita interna , sia per il mercato asiatico , di notevole importanza vista la crisi economica in cui versa l’ Europa . Questa regione è ricca di risorse naturali, come gas e petrolio ; risorse che potrebbero influire sulla politica estera del Cremlino , virando verso il Pacifico e stringendo nuovi accordi commerciali con la Cina .

Dopo lo scoppio di Jevromaidan , l’annessione della Crimea alla Federazione , la nascita di Novorossija nel sud-est del paese ucraino , la comunità occidentale ha risposto con sanzioni economiche . Gli eventi degli ultimi mesi hanno dimostrato che Vladimir Putin, ha trasformato la Russia , scalando posizioni nello scacchiere internazionale , grazie ad interventi decisi e risolutivi come l’intervento in Siria ,  a sostegno di Bashar al Assad , contro i terroristi dello Stato Islamico . Intervenendo in Siria,  Putin ha compiuto una mossa geopolitica ragguardevole , palesando l’inefficacia della coalizione occidentale (e dei raid compiuti) nella lotta al terrorismo .

 

Michele Del Balso, laureando in Scienze politiche e delle istituzioni europee, Università degli Studi del Molise

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